lunedì 2 febbraio 2015

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Apocalissi culturali: tavola n. 9














da "La fine del mondo" di Ernesto De Martino 

INTERSEZIONI:
Ingmar Bergman, Come in uno specchio

“Al mattino presto sono svegliata da una voce che mi chiama imperiosamente. Mi alzo e vengo in questa stanza. E’ precisamente al sorgere del sole, ed io ho un’enorme nostalgia ed un enorme potere. Un giorno c’era qualcuno che mi chiamava proprio dietro la tappezzeria ed io guardai nel guardaroba ma non c’era nessuno. La voce continuava a chiamarmi ed io allora mi appoggiai alla parete che si aprì come se fosse del fogliame ed io mi trovai là dentro.” 

Marguerite Duras, La vita materiale

“Ero in cucina, lei ha appeso il cappotto all’attaccapanni ed è venuta a raggiungermi. Abbiamo chiacchierato e io le ho parlato delle visioni che avevo. Lei ascoltava, non diceva niente. Le ho detto: - Io ci credo ma non riesco a convincere gli altri. – E ho aggiunto: - Si giri, guardi la tasca destra del suo cappotto sull’attaccapanni. Lo vede il cagnolino appena nato che sbuca fuori tutto roseo? Beh, loro dicono che mi sbaglio. – Lei ha guardato bene, si è girata verso di me, mi ha fissato a lungo e poi ha detto, senza ombra di sorriso, con la più grande serietà: - Le giuro Marguerite, su quello che ho di più caro al mondo, che io non vedo niente. – Non ha detto che non c’era niente, ha detto: - Io non vedo niente. – E’ stato allora forse che la follia si è rivestita di una certa ragione.”

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