giovedì 8 gennaio 2015

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Apocalissi culturali: tavola n. 2














da "La fine del mondo" di Ernesto De Martino


INTERSEZIONI:
Godard – Questa è la mia vita
(al bar: il filosofo e la puttana)
_ Ha letto i Tre moschettieri?
_ Ho visto il film. Perché?
_ Vede. La c’era Portos. Però non era nei Tre Moschettieri, era in Vent’anni dopo. Portos grande, forte, un po’ stupido. Non ha mai pensato in vita sua, capisce? Così una volta deve mettere una bomba in un sotterraneo, per farlo saltare. Lo fa. Piazza la bomba, accende la miccia. Poi scappa, naturalmente. E correndo di colpo si mette a pensare, e a cosa pensa… si domanda come sia possibile che egli possa mettere un piede davanti all’altro. E’ successo anche a lei probabilmente… è vero? Allora smette di correre, camminare non può, non può più andare avanti. Quando c’è l’esplosione il sotterraneo gli crolla addosso. Lo sostiene con le spalle, è abbastanza forte, ma alla fine, dopo un giorno, due giorni è sopraffatto e muore. Insomma la prima volta che ha pensato è morto.
_ Perché mi sta raccontando delle storie di questo genere?
_ Così, tanto per parlare.
_ Ma perché bisogna sempre parlare, io trovo che spesso si dovrebbe tacere, vivere in silenzio. Più si parla più le parole non vogliono dire niente.
_ Può darsi ma è possibile?
_ Questo non lo so.
_ Mi ha sempre colpito il fatto che non si possa vivere senza parlare.
_ Eppure sarebbe piacevole vivere senza parlare.
_ Si sarebbe bello, sarebbe bello. Sarebbe come se ci si amasse di più. Però non è possibile, non ci si è mai riusciti.
_ Ma perché? Le parole dovrebbero esprimere esattamente quello che vogliamo dire. Invece ci tradiscono.

_ Si ma le tradiamo anche noi. Dovremmo riuscire a dire quel che vogliamo dire, visto che riusciamo a scriverlo.









Gregory Bateson, Verso un’ecologia della mente

“Tutti gli organismi devono accontentarsi di una coscienza piuttosto scarsa, e che se la coscienza esplica qualche funzione utile (il che non è mai stato dimostrato, ma è probabilmente vero), allora è d’importanza fondamentale economizzare la coscienza. Nessun organismo può permettersi di esser cosciente di faccende che può sbrigare a livelli inconsci.”

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